Trame di parole, musica, e poesia
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Il 28 marzo 2026 la sezione GRASP di Pisa ha presentato lo spettacolo “DI VENTO E VETRO: fragili” ideato e diretto dalla regista teatrale e socia GRASPnetwork Patrizia Falcone. Il programma musicale è stato curato da John Favaro, socio fondatore GRASPnetwork, mentre Julia Favaro ha curato la grafica dei manifesti e del programma di sala. L’istallazione presente in scena è un’opera dell’artista Delio Gennai. In un ambiente raccolto come quello della galleria-studio di arte contemporanea Gennai, immersi in una installazione aerea dello stesso artista, gli interpreti: Patrizia Falcone, John Favaro, Julia Favaro hanno dato voce alla fragilità attraverso trame di parole, musica e poesia, condividendo volutamente questo evento con un pubblico ristretto ed intimo.
L’ installazione artistica è stata l’elemento scenografico scelto per rappresentare la fragilità essendo stata realizzata con leggerissimi triangoli di carta intagliati, legati tra loro e sospesi e perciò in grado di muoversi sospinti dal vento creato dall’arrivo di ogni spettatore e dal mutamento di ogni movimento sulla scena.
Lo sviluppo del progetto è basato sulla condivisione della tesi di Vittorino Andreoli a cui si giunge dopo una riflessione sulla fragilità nelle sue varie forme: all’interno della propria anima, della famiglia, della compagine sociale. Nel “L’ Uomo di Vetro” Andreoli dimostra una tesi che può sembrare paradossale:
“Il fragile è l’uomo e per eccellenza, perché considera gli altri, suoi pari e non, potenziali vittime, perché laddove la forza impone, respinge e reprime, la fragilità accoglie, incoraggia e comprende”.
La nostra generazione nata dopo la seconda guerra mondiale in occidente poteva ritenersi una generazione vissuta senza guerra, sebbene il vento del terrorismo ci abbia scosso a più riprese così come le catastrofi naturali.
Nel 2020, però, la pandemia di Coronavirus COVID 19 ha segnato un evento epocale globale: tutti gli esseri umani si sono sentiti contemporaneamente in pericolo di vita. Il dover lottare contro qualcosa di invisibile ma letale ci ha fatto percepire la fragilità in tutta la sua potenza. Ma la lotta di chi ha reso visibile l’invisibile ha portato a nuove consapevolezze per la medicina, la psicologia, l’etica umana.
Bisogna quindi accettare che la fragilità è parte di noi, è nella nostra natura, è nella nostra essenza. Aneliamo alla stabilità dell’equilibrio ma, in quanto esseri viventi, abbiamo bisogno del cambiamento continuo, e il cambiamento porta con se, inevitabilmente una rottura dell’equilibrio stesso. Da qui le nostre mille fragilità che, a piccoli passi, ci portano alle grandi svolte della nostra vita. La fragilità è quindi un valore che porta le tracce della nostra umanità e collide con la visione di un’epoca come la nostra in cui si fanno assurgere a virtù decisionismo ed arroganza.
Di vento e vetro perché, come scritto da Simone Weil
“Come il vetro, l’essere umano è fragile. L’estrema nostra esposizione alla precarietà e contingenza dell’esistenza è evidente nell’evento stesso del nascere, ma è importante riconoscere e mostrare come la fragilità sia la forza intrinseca della vita umana”.
La consapevolezza della fragilità è la nostra forza, senza la quale rischiamo di essere felici senza saperlo.
Le nostre risposte, però, sono nel Vento.